Linea diretta con i medici dell'Unità Operativa di Ematologia

In questo spazio vengono elencati, per ordine di ricezione, i quesiti, inoltrati dagli utenti, e le relative risposte.
Data la quantità e la natura poco catalogabile, non è risultato possibile effettuare una categorizzazione puntuale dei quesiti, ma essendo consapevoli che la "sola informazione" sia un servizio e possa aiutare nella comprensione, abbiamo ritenuto necessario pubblicare gli interventi, naturalmente in forma anonima.
Tramite l'apposito motore di ricerca nei quesiti è possibile provare ad affinare la ricerca
Restiamo a disposizione per qualsiasi suggerimento o commento in merito.


Quesito inoltrato il 23/04/2009

Gent.mi, ad una cara amica nell'ottobre dello scorso anno è stata diagnosticata una leucemia acuta mieloide di tipo M2 (75% di blasti nel midollo al primo ingresso in ospedale).
In questi sette mesi ha affrontato 4 cicli di chemio che purtroppo non hanno portato ad una remissione completa.
Nello specifico (spero di ricordare bene i nomi dei farmaci):
1° ciclo: citarabina (nessun effetto)
2° ciclo: metodo flaie (biopsia midollare evidenzia 6/7% dei blasti)
3° ciclo: citarabina ad alte dosi e idarubicina (nessun cambiamento, i blasti rimangono a livello del 6/7%)
4° ciclo: metodo mec6: mitoxantrone + citarabina + etoposide (terapia per forzare una remissione che però non arriva…… i blasti rimangono a livello del 6/7%)
Età: 38 anni
Ad ottobre le viene anche diagnosticata un'epatite b probabile contratta qualche mese prima
Per ora non è stato trovato un donatore, il dott. dice che c’è pericolo di vita per la prossima chemio….
Perché? Che speranze ci sono? Perché non si ottiene una remissione considerando l’età e la diagnosi (LAM m2)?
Ringraziando per l’attenzione
cordiali saluti

La risposta dei medici

La paziente ha fatto purtroppo già le linee di terapia che sono considerate più efficaci nella leucemia acuta mieloide e quindi va considerata ad alto rischio di insuccesso della terapia. Certamente dovrebbe riuscire a fare un trapianto allogenico, che potrebbe funzionare bene anche se i blasti fossero 6-7% considerando che il limite convenzionale per parlare di remissione completa è il 5%, quindi poco diverso. Fattori sfavorevoli che giustifichino la resistenza alla terapia potrebbero dipendere da anomalie dei cromosomi o molecolari delle cellule leucemiche, di cui non sappiamo. Ogni ulteriore terapia pone a rischio di vita la paziente, come la ponevano anche le terapie fatte finora. Se non riesce a trovare un donatore da banca considereremmo anche uno (o due) cordoni ombelicali o il trapianto aploidentico, uguale a metà, da genitori, figli o eventuali fratelli. Molti auguri


Quesito inoltrato il 27/03/2009

Salve, a mio suocero(73anni) circa un anno fà è stata diagnosticata una Leucemia in fase acuta, che ha cercato di combattere con vari cicli di chemioterapia sia in ospedale che a domicilio. Lo scorso anno ha presentato una broncopolmonite che è stata curata. Ad un anno di distanza quest'infezione al polmone si è ripresentata, ma questa volta non sono riusciti a soffocarla del tutto. I medici che lo seguono l'hanno mandato a casa dicendo che non possono fare più nulla per lui, dandogli una terapia di sostegno tra farmaci e trasfusioni. Mi rendo conto benissimo della situazione, ma le mie perplessità in questo momento derivano dal fatto che si stanno sviluppando fenomeni che fanno vedere anche esternamente la cattiveria di questa malattia:oltre al fatto di essere pallido come un lenzuolo perdita di peso, infezione al naso che è cresciuto e annerito a dismisura, chiazze enormi ovunque, sangue dalla bocca e tanta stanchezza. Ora,mi domando cos'altro potremmo aspettarci? Quale altro fenomeno negativo potrebbe ancora manifestarsi? e se da queste poche cose che ho descritto potete dirmi quanto tempo potrebbe vivere ancora così.? cosa si può fare per aiutarlo? mi rendo conto che le mie domande possano sembrare retoriche e possano avere delle risposte brusche e negative, ma ho bisogno di sapere anche per essere pronta a sostenere mio marito . Ringrazio in anticipo per la risposta che aspetto con ansia, e vi ringrazio dello spelndido lavoro che svolgete aiutando tante famiglie. cordiali saluti

La risposta dei medici

Gentile signora, dalla sua pur breve descrizione temiamo che suo suocero possa avere giorni più che settimane ancora da vivere e soffrire, purtroppo. Non abbiamo armi per combattere queste fasi finali della malattia se non la terapia sintomatica degli eventuali dolori, anche con analgesici "maggiori", le trasfusioni di emazie e piccole dosi di cortisone che possono transitoriamente dare sollievo alla stanchezza. Un'emorragia o un collasso legato a un'infezione potrebbero essere gli episodi che metteranno fine alla sofferenza. Tanti auguri.


Quesito inoltrato il 05/03/2009

Salve,vorrei sapere se la policitemia vera (morbo di Vaquez) rientra tra le malattie che danno diritto all'invalidità civile e con quali percentuali. Mia mamma ha 73 anni, e dal momento della diagnosi (risalente a 2 anni fa) si cura con la chemioterapia assumendo quotidianamente il farmaco Oncocarbide.
La mamma è a carico di mio padre il quale è pensionato.

La risposta dei medici

Non ci risulta ma non siamo i più informati in merito. E' bene sentire l'ASL


Quesito inoltrato il 04/03/2009

E stata diagnosticata una leucemia mieloide acuta M4 a mio nonno di 76 anni nel mese di settembre 2008. Dopo un ciclo di chemio Anti CD33, c'è stata completa remissione della malattia per due mesi. Adesso la malattia è presente, con una percentuale di blasti al 30% e i medici vogliono fare una chemio di tipo flang. Qualcuno può darmi qualche notizia su questa chemio ? Come funziona ? Durata ? Ringrazio in anticipo.

La risposta dei medici

E' una chemioterapia a tre farmaci associata a fattore di stimolo della produzione di globuli bianchi, che dovrebbe favorire la distruzione delle cellule leucemiche stimolate a proliferare, e per questo uccise meglio, da uno dei tre farmaci. E' utilizzata generalmente in pazienti che non hanno risposto ad un primo tentativo terapeutico o sono recidivati dopo una remissione della malattia. Fatta a dose standard causa la distruzione completa del midollo e un periodo di aplasia, con significativi rischi infettivi ed emorragici soprattutto in pazienti anziani, dopo il quale si può sperare che ricresca un midollo senza cellule leucemiche. Richiede un supporto trasfusionale e misure protettive delle infezioni e quindi il ricovero che dura circa un mese. Auguri


Quesito inoltrato il 10/02/2009

Vorrei esporre il problema che riguarda mio figlio Gabriele di 21 anni, affetto da LLA nella data di 09/08/07 e trapiantato da midollo allogenico ( donatrice la sorella ) in data 15/02/08 , Ora dopo quasi 1 anno stà cominciando ad avere seri problemi in quanto avendo contratto l'influenza nel mese di gennaio e per l'esattezza il 06/01/09 ha tantissimi problemi come ; 1° febbre che non va via mucosite problemi ai occhi dolori addominali allo stomaco senso di vomito nausea coli nelle urine SAT02 cavo orale con lesioni suggestive di malattia da trapianto , Per ordine progressivo ha cambiato diversi antibiotici come ;Agmentin, Ciproxin 500mg, Rocefin 2g in definitiva. In pescrizione dal 9 gennaio 2009 Neoral sopsensione 0,5ml ore 8, Bactrim F una cp ore 8 e ore 20 il martedì e il venerdì , Deursil 450 mg 1 cp la sera , Deltacortene 5 mg ore 8 e ore 15 ,gocce oculari Blu Yal , e Rocefin 2g. da sabato scorso sino a venerdì prossimo . Cosa mi consigliate ? Più che altro la febbre che non va via .Vi prego di aiutarmi mettetevi in contatto vorrei parlarvi avere maggiori chiarimenti se devo prendere altri provvedimenti . Certa di una risposta distinti saluti

La risposta dei medici

Gentile Signora, il quadro clinico descritto è molto suggestivo per una malattia-trapainto contro ospite (GVHD) cronica in fase attiva, che da sola potrebbe giustificare la febbre e che comunque predispone anche a complicanze infettiva. Sembra stia già facendo una terapia immunosoprressiva con ciclosporina e prednisone, anche se a bassa dose, ma in questa patologia è veramente la gestione clinica attenta e continua presso il centro trapianti che ha in cura il paziente, che può dare i risultati migliori. Per consolarla le ricordiamo che come saprà avere una GVHD cronica riduce significativamente il rischio che la malattia leucemica recidivi. Auguri.


Quesito inoltrato il 03/02/2009

BUON GIORNO SONO UNA RAGAZZA DI 31 ANNI AFFETTA DA TEMPO DI LEUCEMIA LINFOCITICA CRONICA ULTIMAMENTE NON SONO STATA MOLTO BENE,C'E'STATO UN PROGRESSO DELLA MALATTIA E INOLTRE HO AVUTO DIVERSE COMPLICAZIONI CHE I MEDICI IMPUTANO AL FATTO DELL'AFFATICAMENTO DEL MIO CORPO DOPO TANTI ANNI DI MALATTIA: VI SCRIVO I RISULTATI DEGLI ULTIMI ESAMI: WBC 53.57 RBC 3.94 HGB 9.8 HCT 34.5 MCV 87.6 MCH 24.9 MCHC 28.4 RDW 15.4 HDW 2.67 NEUTROFILI 16.10% LINFOCITI 66.5% MONOCITI 1.8% EOSINOFILI 0.6% BASOFILI 16% LUC 13.4% NE 8.61 LI 35.61 MO 0.97 EO 0.32 BA 0.86 LUC 7.19 PLT 123 MPW 9.0 PDW 48.5 PCT 0.13% VES 30 FIBRINOGENO 163 CREATININA 0.57 ACIDO URICO 4.9 PROTEINE TOTALI 6.60 BILIRUBINA TOTALE 0.10 BILIRUBINA DIRETTA 0.5 BILIRUBINA INDIRETTA 0.5 AST GOT 23 AST GPT 23 GAMMA GT 12 FOSFATASI ALCALINA 270 ALBUMINA 46.00 GLOBULINA ALFA 1 8.00 GLOBULINA ALFA 2 12.2 GLOBULINA BETA 1 7.5 GLOBULINA BETA 2 5.8 GAMMA GLOBULINE 20.5 RAPPORTO A/G O.90 LDH 520 ASPETTO MORFOLOGICO OMBRE DI GUMPRECHT ALLORA IL MIO MEDICO MI HA DETTO CHE CI SONO DIVERSI PROBLEMI CIOE' L'ANEMIA,POCHE PIASTRINE INOLTRE HO LA MILZA UN PO'INGROSSATA E PRMETTO CHE IN PASSATO HO AVUTO PROBLEMI SIA CARDIACI CHE DI TROMBOSI MENTRE ADESSO QUESTO ASPETTO VA UN PO'MEGLIO ANCHE SE HO FREQUENTI EMORRAGIE HO SEMPRE PRESO CORTICOSTEROIDI IN PRENDISONE INFATTI SONO GONFISSIMA HO CAMBIATO RECENTEMENTE MEDICO E LUI VUOLE AGIRE IN QUESTA MANIERA: ALL'INIZIO FLUDARABINA E POI CICLOFOSFAMIDE PIU'ANTICORPI MONOCLONALI CD 20 E POI VOLEVA LZARE I VALORI EMATICI CON ALCUNE TRASFUSIONI VOLEVO SAPERE IL PARERE DI UN ALTRO MEDICO SE LA CURA ERA CORRETTA CONSIDERANDO TUTTI I MIEI PROBLEMI E SO CHE E'DIFFICILE MA VOGLIO SAPERE SE SONO MOLTO GRAVE O MENO.INOLTRE IL MIO MEDICO VISTO LA MIA GIOVANE ETA' MI HA PARLATO DOPO AVER STABILIZZATO IL TUUTO UN TRAPIANTO AUTOLOGO CON CELLULE STAMINALI. SPERO RIUSCITE A DARMI UNA MANO PERCHE'SONO VERAMENTE PREOCCUPATA GRAZIE DI TUTTO

La risposta dei medici

In effetti la situazione clinica è affatto particolare, sia per la diagnosi, in rapporto all'età giovane della paziente e ancor più se il decorso è stato già di tanti anni (durante i quali non sappiamo peraltro che terapie sono state fatte), sia per un ulteriore aspetto assolutamente inusuale cioè è l'alta % di basofili, che non riusciamo a correlare con la diagnosi di LLC. E' certamente una condizione che richiede una valutazione specialistica o addirittura superspecialistica in un reparto di ematologia, il più vicino al domicilio della paziente. Non possiamo entrare nel merito del programma terapeutico che può essere disposto solo dopo una valutazione completa in presenza della paziente. Ci limitiamo a considerare che le piastrine non sono basse al punto da giustificare le emorragie, che i livelli di emoglobina non sono tali da richiedere una trasfusione ora, che il trapianto autologo ha un ruolo limitato nella leucemia linfatica cronica mentre invece un trapianto da donatore sano (familiare o da registro donatori) dovrebbe essere considerato soprattutto vista l'età della paziente, dopo avere stabilizzato la malattia. Ribadiamo il consiglio di una sollecita rivalutazione specialistica. Auguri


Quesito inoltrato il 28/01/2009

buonasera volevo se possibile avere delle risposte a riguardo,mia figlia a 5 anni è affetta da lla,purtroppo quasi nella fase di fine mantenimento la MMR è risultata di nuovo positiva,premetto che è stata negativa per solo 3 mesi.Adesso deve fare il trapianto da donatore allogenico ma devono valutare adesso la MMR prossima per decidere se fare un nuovo blocco(già ne ha fatti 2).Lei cosa ne pensa è meglio pulire tutto il midollo oppure se rimane qualche cellula è uguale?il gvh non può essere evitato e se no i rimedi ci sono?

La risposta dei medici

Premettiamo che non trattiamo pazienti pediatrici e che quindi siamo in grado di dare solo risposte di ordine generale. In linea di massima la negativizzazione della mmr è preferibile prima del trapianto, correlando con un minor rischio di recidiva post. Tuttavia la decisione resta clinica perchè dipende dalla pesantezza delle terapie necessarie per ottenere tale negativizzazione e quindi dai possibili rischi ad esse correlati. Evitare completamente la GVH significa togliere al trapianto uno dei principali meccanismo con i quali il trapianto stesso risulta efficace nel guarire la malattia. Sarebbe quindi preferibile avere una GVH relativamente lieve e comunque controllabile, ma questo non è possibile prevederlo e rappresenta il problema principale e tuttora irrisolto del trapianto da donatore. Auguri.


Quesito inoltrato il 26/01/2009

BUONA SERA ...MI DOMANDA E
MIO MARITO DA MAGGIO 2007 E MALATO DI LEUCEMIA MIELOIDE ACUTA...HA FATTO LE CHEMIOTERAPIE, E A OTTOBRE HA FINITO LE CURE E DA UN 15 MESI CHE E IN REMMISIONE COMPLETA ..LUI STA BENE....PRENDE UNA PASTIGLIA CHE SI CHIAMA FOLINA ....PER ALTRO PROBBLEMA LA MIA DOMANDA E CHE IO IN QUESTO MOMENTO SONO IN GROSSA DIFFICOLTA...PER CHE SONO RIMASTA IN GRAVIDANZA HO QUASI DUE MESI....IL BAMBINO PUO AVERE DEI PROBBLEMI O NO...

La risposta dei medici

Non ci risultano assolutamente potenziali problemi. Complimenti e auguri


Quesito inoltrato il 20/12/2008

Gentili dottori, sono affetta da mielofibrosi idiopatica, e desidero conoscere i centri di eccellenza per il trapianto di midollo osseo da donatore compatibile che rappresenta l'unica terapia risolutiva per la mia patologia. Ringrazio per l'attenzione e invio cordiali saluti.

La risposta dei medici

In Italia la ricerca clinica sulla mielofibrosi idiopatica è particolarmente attiva e sono stati fatti studi retrospettivi anche recentemente all'interno del GITMO (Gruppo Italiano Trapianto di Midollo Osseo) pubblicati sulla rivista Haematologica nel 2008 da parte della dottssa Patrirca di Udine con i nomi dei colleghi di tutti i centri partecipanti. Inoltre vi è un protocollo internazionale prospettico attivo in cui è coinvolta la Divisione di Ematologia di Bergamo. Auguri


Quesito inoltrato il 14/12/2008

Gentili dottori sono affetta da mielofibrosi idiopatica diagnosticata nel 2007.Tale patologia mi ha causato una trombosi venosa cerebrale ed una tombosi completa della vena porta con cavernoma portale ipertensione portale varici esofagee e gastroduodenali.Pratico terapia con coumadin ed inderal.Ho sideremia 20 e ferritina 6,HB 10,6 che è salita a 11,7 con ferrograd 1 compresse al giorno per 20 giorni.La carenza di ferritina dipende dalla mielofibrosi? Desidero sapere se ci sono terapie risolutive per questa malattia . Grazie per la risposta.

La risposta dei medici

La carenza di ferro e quindi di ferritina non è direttamente causata dalla mielofibrosi ed è più verosimilmente legata ad altre cause (poca carne nella dieta? mestrui abbondanti?). Nel suo caso potrebbe essere anche in rapporto a sanguinamento occulto gastroenterico vista la terapia anticoagulante cronica e la presenza di varici esofagee (controllo sangue occulto fecale?). Va comunque corretta, come sta già facendo con Ferrograd, fino a completa normalizzazione della ferritina e dell'indice di saturazione della transferrina. Per la mielofibrosi l'unica terapia teoricamente risolutiva attualmente disponibile è il trapianto di midollo da donatore, terapia che ha anche dei rischi e la cui indicazione viene stabilità per ogni singolo paziente in base alla valutazione di alcuni parametri prognostici. Auguri


Quesito inoltrato il 20/10/2008

Buona sera. Espongo subito il mio problema. A mia madre da ualche mese è stata diagnosticata una sindrome mielodisplastica secondaria a trattamento per carcioma tiroideo avuto 5 anni fa. so già che la forma secondaria è a prognosi meno favorevol Tutta via lei ha un cariotipo normale. é questo un piccolo segnale meno severo? Adesso lei è nella così detta fase di ipoplasia midollare dovuta al quarto ciclo di vidaza che, a dire dei medici, sta dando risultati modesti e non entusiasmanti e questo deducibile dalla difficoltà di risalita dei globuli bianchi. dA una settimana circa è ricoverata per una febbre che non accenna a scendere. oscilla tra i 37.5 ai 39.3. Con qualche ora in cui invece non è presente. vi chiedo se, innanzi tutto riteniate che il vidaza sia una terapia buona e se è possibile che i rsultati possano venire alla luce lentamente.Seconda domanda riguarda la possibilità di un trapianto di midollo osseo. mMia madre ha 60 anni e purtroppo in famiglia non sono state trovate compatibilità totali. Ci siamo rivolti, previo suggerimento di un medico, al San Martino di Genova dove hanno detto che la paziente, vista la patologia a rischio, è eleggibile a ricerca di donatori. Cosa ne pensate del centro citato? Pensate che un trapianto in presenza di questa patologia possa concretamente aitare mia madre. ho omesso una cosa importante, la diagnosi precisa è quella di AREB con blasti midollari ( questo prima della terapia) del 14% e blasti periferici del 2%. Altro quesito: Il minitrapianto con donatore solo parzialmente compatibile può essere una ulteriore possibilità? Ringrazio vivamente per lattenzione e resto in attesa di una risposta

La risposta dei medici

Pur essendo il cariotipo normale, la presenza di blasti nel midollo come da AREBII configura una mielodisplasia almeno a rischio medio alto. Per questa forma la terapia con azacitidina si sta dimostrando un opzione efficace, in grado di aumentare la sopravvivenza dei pazienti. La sua azione può richiedere alcuni mesi di trattamento. Non è terapia risolutiva, per cui concordiamo con l'opzione trapiantologica da donatore sano. Il centro di Genova ha la maggiore esperienza in Italia nel trapianto da donatore e quindi ci affideremmo alla competenza dei colleghi anche per valutare al meglio il rapporto rischio-beneficio sia riguardo al tipo di trapianto che di donatore. Molti auguri.


Quesito inoltrato il 14/09/2008

ho mia nonna di 88 anni che ha la leucemia, non so dirvi il tipo, ma quello che voglio chiedere è questo, i medici dicono che per l'età non c'è niente da fare, quindi non parlano del tipo di leucemia ma solo dell'età, è vero? dovremmo uscirla dall'ospedale e non farla soffrire più di tanto, solo perchè ha 88 anni? per me è la MIA giovane nonnina

La risposta dei medici

Purtroppo dobbiamo confermare l'orientamento espresso dai colleghi. Esistono studi che hanno documentato che, per pazienti di età superiore a 80 anni, trattare la leucemia acuta con chemioterapia con finalità di guarigione riduce in media la sopravvivenza e peggiora la qualità di vita. Ciò non significa che non c'è niente da fare. E' bene mantenere la paziente a domicilio, se possibile, perchè per gli anziani la degenza in ospedale è sempre traumatica, ma garantirle anche la migliore terapia di supporto possibile con trasfusioni, antibiotici al bisogno etc


Quesito inoltrato il 13/09/2008

Avrei bisogno di un consiglio visto che mi é stato detto dal mio medico di famiglia che dopo 2 anni passati dagli accertamenti fatti sarebbe il caso di ripeterli tutti sotto visita da un ematologo .......... in poche parole non basta un semplice emocromo fatto a scadenze regolari ? premetto che mi sento in colpa perchè quando feci il prelievo del midollo non sono riuscita a terminare l esame che richiedeva anche di analizzare un pezzetto di osso quindi non hanno potuto escludere malattie derivanti,mi scuso per il disturbo e vi ringrazio nuovamente

La risposta dei medici

Per il monitoraggio di una piastrinopenia isolata dovrebbe essere sufficiente un emocromo periodico e in tutti i casi in cui comparissero emorragie significative. Non avendo però sufficienti informazioni diagnostiche il consiglio è quello di seguire le indicazioni del medico curante che ha giudicato il problema meritevole di una rivalutazione specialistica.


Quesito inoltrato il 11/09/2008

Buongiorno, vi ho scritto già molte volte e tutte le volte siete stati molto carini con me e quindi continuo. Purtroppo trascorsi 6 mesi dal trapianto, la leucemia di mia mamma è tornata. Mia madre di LLA PH+, dopo il trapianto ha mostrato i primi segni di recidiva molecolare che purtroppo, nonostante la somministrazione di dasatinib, non hanno portato a nessun risultato. I medici naturalmente sono molto preoccupati, ma ci hanno detto che l'unica speranza è la chemioterapia, infatti nella sua storia clinica mia mamma non ha effettuato nessun ciclo di chemioterapia, in quanto è stata curata inizialmente con il gleevec e poi sottoposta a trapianto in prima remissione. I medici dicono che non possiamo conoscere la sua risposta alla chemioterapia. Adesso ha inziato i 3 cicli di induzione, la sua riposta sembra essere molto buona, è come se dopo mesi l'avessi vista rifiorire, a questo seguirà un'infusione dei linfociti del donatore, o forse un altro trapianto. I medici ci hanno detto di preoccuparci, ma che ancora esiste una piccola possibilità di guarigione. Voi cosa ne pensate? Grazie mille

La risposta dei medici

Possiamo confermare tutto quanto detto dai medici curanti. La speranza che possa guarire è molto piccola ma teoricamente esiste ancora, soprattutto se la recidiva è stata solo molecolare e non anche ematologica o citogenetica. Sono quindi giustificati i tentativi che si stanno facendo, ancor più visto che, la paziente, che non pensiamo sia più molto giovane, sembra tolleri bene la chemioterapia. Molti auguri


Quesito inoltrato il 09/09/2008

bonasera.il mio nipotino di 4 anni, affetto da LLA,ha sempre i decimi di febbre e questo da quando ha iniziato la terapia,un mese fà.Cosa significa?cosa significa ke la risp.della citogenetica è negativa?

La risposta dei medici

E' difficile rispondere con i pochi dati a disposizione. Le poche linee di febbre durante la terapia possono essere il segno di un infezione latente, come anche di una persistenza della malattia, soprattutto se la febbre fosse stata presente anche prima di iniziare il trattamento. Ma ci sono moltissime altre possibili cause di febbricola, che non possono essere valutate a distanza. Anche per la risposta della citogenetica negativa, si possono ipotizzare delle anomalie che rendono più difficile l'ottenimento della guarigione ma anche più semplicemente che l'indagine non abbia dimostrato anomalie. Auguri.


Quesito inoltrato il 08/09/2008

salve dott.in seguito a continua debolezza e fiacca ho fatto l esame dell ematocrito e s sono presentati diversi valori sfalsati:le immunoglobuline 1,76 g/dl ferro 38 microg/dl ferritina 8.5 nanog/ml hgb 11'5 g/dl lymph 45.6 %. adesso m kiedo cosa ho? i linfociti un po piu alti m spaventano...nn sarà l inizio d una seria patologia?grazie x l attenzione

La risposta dei medici

Dai dati emerge una lieve anemia e una carenza di ferro ma l'unico consiglio che possiamo dare è di rivolgersi al medico curante.


Quesito inoltrato il 07/09/2008

buonsera vorrei un parere sulla vicenda di mio marito questi i fatti: nel 1991 gli è sta dignosticata una leucemia linfoblastica di tipo t curata con rachicentesi chemioterapia ecc, nel 1994 ha fatto il trapianto di midollo autologo con successo- remissione completa- infatti per circa 18anni è stato bene, da metà del mese di agosto è ricoverato con una prognosi di leucemia di tipo b localizzata nel sistema nervoso centrale, ha appena terminato un ciclo di chemioterapia piuttosto forte mirata alla penetrazione della corteccia cerebrale.- vorrei sapere è possibile che sia ritornata una forma di leucemia dopo l'autotrapianto? che differenza c'è tra la leucemia di tipo t e quella di tipo b? in questi primi giorni dopo la chemioterapia ha febbre anche piuttosto alta, dolori addominali, diarrea e mancanza di appetito è normale che sia così? che possibilita' di guarigione ha? grazie e scusate le frasi un po' sconnesse

La risposta dei medici

Fra leucemia di tipo T e di tipo B non dovrebbe esserci relazione perchè originano da cellule profondamente diverse e anche la latenza fra la comparsa della prima e della seconda lascia supporre che suo marito sia stato doppiamente sfortunato, contraendo due volte una leucemia acuta. I disturbi accusati dopo l'inizio della terapia sono imputabili al trattamento e dovrebbero migliorare quando il midollo riprenderà dopo 3-4 settimane dall'inizio. Le possibilità di guarigione dipendono dal sottotipo di leucemia linfatica B, (matura?, cALLA-positiva?, pre-B? bcr-abl-positiva?) anche se purtroppo la localizzazione cerebrale è già di per se un fattore prognostico sfavorevole. Molti auguri.


Quesito inoltrato il 06/08/2008

ho del infonodi reattivi aumentati in sede laterocervicale bilaterale quelli di maggiori dimenzioni sotto della reggione retro-angolo mandibolare di 25x10mm e un altro di 26x10mm tutti mostrano una morfologia ovalare con ilo rappresentato in alcuni eccentrico

La risposta dei medici

In assenza di altri sintomi o problemi clinici il solo dato ecografico descritto merita soprattutto un controllo medico periodico, se le ghiandole sono palpabili alla visita, o un controllo ecografico periodico, purchè, ripetiamo, non ci siano problemi associati non descritti


Quesito inoltrato il 01/08/2008

buonasera vorrei avere informazioni per quanto riguarda la leucemia linfoblastica acuta,mi spiego meglio il mio bambino di quasi 8 anni dall'aprile 2005 a contratto la medesima diagnosticata tipo b, ha avuto una recidiva nel giugno 2007 ai farmici chemioterapici,nel gennaio 2008 a ricevuto un trapianto di cellule staminali recidivo anch'esso comunicato 01/08,i medici ci hanno proposto solo un'alternativa un farmaco penso chemioterapico di quale non ci ha fatto nemmeno nome,dove vi sono pochi casi di successo;ora vi chiedo vi sono altre alternative,e possibile ripetere un trapianto di cellule staminali o midollo osseo,avere informazioni dove potermi recare anche all'estero per sottoporre le possibile soluzioni ho tentativi. Grazie di cuore per la risposta. cordiali saluti

La risposta dei medici

Se abbiamo capito bene il bambino ha una leucemia acuta linfoblastica che è recidivata una seconda volta (? adesso e non in gennaio 08 come è scritto, e che dovrebbe essere invece la data in cui ha fatto il trapianto). Dovrebbe avere fatto un trapianto da donatore sano, forse un fratello, e non un trapianto di cellule staminali autologhe.
Se così è e la durata della remissione dopo il trapianto da donatore è stata così breve purtroppo la prognosi è molto sfavorevole perchè la leucemia sembra completamente resistente alle terapie più efficaci che abbiamo a disposizione. In questi casi l'efficacia di farmaci nuovi, o sperimentali che si possano trovare magari in centri all'estero, non è tale da potere ragionevolmente sperare più che in una remissione transitoria della malattia. Fare un secondo trapianto è teoricamente possibile ma anche questa via, oltre che tossica, non è in genere efficace a lungo termine. Avrebbe qualche razionale in più se la terapia pretrapianto fosse stata a bassa dose o se fosse disponibile un donatore diverso dal primo e se con il primo trapianto non vi fosse stato nessun accenno a quella reazione del trapianto contro le cellule del malatto (graft versus host o GVH) che è il meccanismo principale con cui funzionano i trapianti da donatore. Un ultima tenue speranza si potrebbe nutrire se le cellule leucemiche avessero caratteristiche nei loro geni o nei loro cromosomi, che non sono deducibili dalla mail di richiesta, che le rendano suscettibili a qualche nuovo farmaco non chemioterapico ad azione "biologica". Tanti auguri.


Quesito inoltrato il 15/07/2008

Durante un ricovero a mio padre, 80 anni, è stata diagnostica una leucemia mielomonocitica cronica (GB 19/20.000). Non sono state comunque richiesti ulteriori accertamenti. Noi figli abbiamo voluto indagare e presso l'Istituto dei Tumori è stato avviato un accertamento completo (BOM e ulteriori esami del sangue) per "etichettare" questi valori fuori norma. Che cos'è la leucemia mielomonocitica cronica? Non so darmi risposta sulla diversa impostazione di due ematologi (il primo non indaga dicendo che resterà una situazione stabile, il secondo vuole andare a fondo per "etichettare". E' una questione forse di età del paziente; esistono informazioni sulla patologia diagnosticata a mio padre? Grazie per la risposta

La risposta dei medici

La leucemia mielomonocitica cronica (LMMC) è malattia nella nostra esperienza non rara come è riportato nei testi, soprattutto in persone anziane come il paziente. E' patologia al confine fra due gruppi di malattie del sangue, le sindromi mielodisplastiche e e le sindromi mieloproliferative croniche e questa mancanza di autonomia nosografica può creare difficoltà.
Una descrizione completa della LMMC può essere trovata nei trattati di ematologia ed esula dalle possibilità di questa risposta.
Ci limitiamo a sottolineare che è patologia dal decorso variabile e difficile da predire sulla base di una singola osservazione, che non esiste terapia in grado di guarirla ma solo terapie in grado di controllarne i sintomi e le complicanze. Per questo in una persona anziana il primo elemento da considerare è quanto impatti la malattia sulle condizioni del paziente. Spesso si può limitare ad un aumento asintomatico dei GB e allora basterebbe un controllo clinoco periodico senza terapia specifica.In quest'ottica ogni accertamento, soprattutto se invasivo, è giustificato nella misura in cui il suo risultato possa essere di utilità alla gestione clinica del paziente.
Auguri

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