Mia moglie dal dicembre 2002 e’ affetta da leucemia linfoblastica acuta philadelphia + con 200.000 globuli bianchi alle prime analisi emocromo. Andata in remissione al primo ciclo di chemioterapia ne ha fatti altri, fino al trapianto da donatore sconosciuto ai primi di luglio 2003. Qualche problema di bronchite e due riattivazioni del citomegalovirus hanno caratterizzato il periodo post trapianto fino ad oggi, oltre a un perdurante sottopeso (dai 52 kili prima malattia ai 37 kili attuali.
Ultimamente assumeva a casa una sola compressa di glivec al giorno (la ciclosporina e’ stata sospesa gia’ ad ottobre). Tutto sembrava procedere con ottimismo. La settimana scorsa dopo una notte di forti dolori ossei generali l’emocromo in day hospital ha rivelato 95,000 globuli bianchi e 3000 piastrine. I medici mi hanno detto che la malittia si e’ rimanifestata nella sua virulenza, il trapianto non ha funzionato! non esistono altre strade da percorrere e devo solo attendere che muoia?!?! siete dello stesso parere? possibile che non si possa tentare nient’altro, un altro trapianto?
Grazie
(Anonimo – 4/01/2004)
Risposta (06/01/2004)
Sono molto dispiaciuto nel dover purtroppo confermare che la prognosi della paziente è infausta avendo già fatto tutto quanto è finora conosciuto e efficace (chemioterapia, trapianto di midollo da donatore volontario, che è la procedura che è statisticamente più efficace nel ridurre il rischio di recidiva, terapia con Glivec) in un tipo di leucemia che è tuttora la più difficile da guarire. Un secondo trapianto non ha dimostrato di essere efficace e anche per questo non mi risulta sia consentito dai registri internazionali dei donatori volontari. Non conosco terapie sperimentali miracolose in una situazione quale quella della paziente, per la quale a questo punto cercherei di fare di tutto per lenire le sue sofferenze con terapie sintomatiche.
Con solidarietà e con sinceri auguri di essere smentito
