Leucemia mieloide cronica

Leucemia mieloide cronica

A mio padre è’ stato diagnosticato una leucemia mieloide cronica, ma non ho ben capito a quale stadio è giunta la malattia. Se può essere utile, dall’esame del cariotipo è emersa la seguente condizione: 45-46,XY,t(9;22)(q34;q11)[22]46,XY[3] Potreste dirmi qualcosa in più? Grazie e buon lavoro

Anonimo

 

Risposta

L’esame del cariotipo conferma la diagnosi di leucemia mieloide cronica. La presenza di metafasi normali oltre a quelle indicative della malattia lascerebbe pensare che la leucemia si trovi in fase cronica iniziale. Tuttavia per la diagnosi di fase è necessario sapere la % di blasti nel midollo e nel sangue, e sono anche utili cenni sulla storia clinica e i seguenti parametri per valutare l’eventuale rischio di trasformazione in fase acuta: età, n° di piastrine, dimensioni della milza (quanti cm deborda dall’arcata costale). Comunque dovrà iniziare una terapia con Glivec, preceduta o meno da un periodo di terapia con Oncocarbide, a un dosaggio da stabilire conoscendo i dati di cui sopra.

Cordialità

Leucemia mieloide cronica

A mio padre, che ha 64 anni ed è cardiopatico, è stata diagnosticata una leucosi mieloide cronica.Sta rispondendo bene ai farmaci, vorrei gentilmente sapere se trovando un donatore compatibile sarebbe possibile un trapianto vista l’età e la sua cardiopatia e anche quanto generalmente può vivere un paziente che contrae questa malattia.

Grazie.

Anonimo

Risposta

La terapia di prima scelta nel paziente proposto è sicuramente il Glivec (imatinib), alla dose di 400mg/die se, come è verosimile, il paziente alla diagnosi è in fase cronica.Si discute sull’indicazione al trapianto da donatore, che fino all’avvento del Glivec era l’unica terapia curativa per la leucemia mieloide cronica. Comunque l’indicazione al trapianto, per i rischi di mortalità dello stesso che aumentano proporzionalmente all’età, era riservata a pazienti di età <50-55 anni con donatore in famiglia e a pazienti ancora più giovani con donatore volontario extrafamigliare. Età e cardiopatia controindicano perciò il ricorso al trapianto di midollo all’esordio di malattia.La cardiopatia non dovrebbe creare problemi alla terapia con Glivec, salvo per la possibilità che compaiano edemi declivi, peraltro gestibili con l’aggiunta di diuretico. La sopravvivenza di questa malattia non è prevedibile dall’avvento del Glivec, essendo sicuramente superiore ai 4-5 anni dell’epoca preGlivec. Usiamo questo farmaco da pochi anni e i risultati sono così buoni che è possibile sperare nella guarigione definitiva, ma per fare previsioni affidabili dobbiamo aspettare che passino ancora alcuni anni.

Restiamo a disposizione

Leucemia mieloide cronica

A mia mamma, che ha 56 anni, e’ stata diagnosticata una leucemia mieloide cronica il 13 novembre 2003. I sintomi erano : stanchezza, colpi di calore notturni. Al momento della diagnosi la milza aveva dimensioni doppie rispetto al normale. In questo momento si trova in ospedale e viene trattata con mg400 di Glivec da 3 giorni. Vorrei avere maggiori informazioni sulla sopravvivenza con questo tipo di malattia.Grazie.

Anonimo

 

 Risposta  

La leucemia mieloide cronica aveva una sopravvivenza media di 4-5 anni, si concludeva con una fase terminale acuta detta crisi blastica, e l’unica possibilità concreta di guarigione era l’effettuazione di un trapianto di midollo compatibile. In alternativa, con la terapia con interferone si poteva sperare in una guarigione in non più del 10% dei pazienti. Le frasi precedenti sono coniugate al passato perchè con l’introduzione del Glivec tutto il quadro prognostico si è radicalmente modificato in meglio ed è concreta la speranza di poter guarire una gran parte dei pazienti con l’uso di questo farmaco altamente innovativo. Essendo utilizzato solo da pochi anni non è possibile sapere che percentuale di guarigione definitiva si potrà ottenere, ma possiamo essere ottimisti sapendo già che il Glivec ha ottenuto la scomparsa dei segni di malattia nel midollo in percentuali variabili sia in pazienti nella fase terminale o preterminale della malattia, sia in pazienti nella fase cronica ma refrattari alla terapia con interferone, sia ancora in pazienti recidivati dopo trapianto di midollo. Sarà utile, per giudicare precocemente l’andamento della terapia, controllarne gli effetti dopo tre e sei mesi sui cromosomi delle cellule midollari e sul livello dell’oncogene bcrabl, quantificabile anche sul sangue. Questo oncogene costituisce il miglior marcatore della presenza della malattia anche in tracce minime e la sua riduzione o scomparsa sembra correlare con la possibilità di guarigione completa.

Con i migliori auguri

Leucemia mieloide cronica

Sono il fratello di un ragazzo di 32 anni, che sotto l’albero quest’anno ha “trovato” una LMC.Ho letto del Glivec e del trapianto, ma nel frattempo(e spero che sia tanto) lui può continuare a vivere come prima? o deve modificare stile di vita radicalmente?

Grazie.

Anonimo

 

Risposta 

La qualità di vita dei pazienti in terapia con Glivec è in genere normale e non sono richieste particolari precauzioni da parte del paziente.Diverso è il discorso se il paziente dovesse richiedere un trapianto di midollo da donatore, che è procedura che altera la qualità di vita da quindici giorni prima a uno-tre mesi dopo la sua esecuzione e può peggiorarla anche definitivamente nei casi in cui, pur essendo guarita la leucemia, si instaura una malattia da rigetto cronico trapianto-controospite (GVHD).

Auguri

Leucemia mieloide cronica

A mia mamma di 69 anni nel marzo 2002 è stata diagnosticata la leucemia mieloide cronica.Attualmente è in terapia con il Glivec dal 29/9/02. Dopo una prima risposta a livello ematologico c’è stato un miglioramento anche a livello citogenetico, ma all’esame del midollo del 1/10/03 si è evidenziata la seguente situazione: Riarrangiamento BCR-ABL t(9;22)(q34;q11)p210(b2a2) con segnale “debole”, copie BCR-ABL: 1949. All’esame del sangue del 25/11/03 sono comparse delle cellule immature nel sangue (blasti 1%), cosa significa? La malattia sta degenerando?

Quali possibilità ci sono di ripresa? Mia mamma attualmente è completamente asintomatica, e gli esami ematochimici sono nella norma. Come mai hanno aumentato la dose del Glivec da 400 mg a 600 mg? Significa che la malattia è peggiorata?
Grazie

Anonimo

Risposta

Blasti nel sangue dei pazienti con LMC possono essere presenti sia all’esordio che durante la fase cronica e il loro numero costituisce uno dei cinque parametri prognostici considerati per classificare i pazienti in diverse categorie di rischio. La percentuale dell’1% è da considerarsi bassa, ma è strano che si segnali la presenza di blasti in una paziente che sta andando bene e nella quale il trascritto bcr-abl, che è un marcatore molto più fine della presenza di blasti, dia un segnale di presenza debole (non sono in grado di giudicare il livello quantitativo). Va detto anche che il giudizio microscopico della presenza di blasti può non essere affidabile al 100% e meriterebbe almeno una riconferma viste le discrepanze fra i diversi dati. L’aumento del dosaggio del Glivec sembra comunque da riferire alla segnalazione dei blasti (sarebbe utile conoscere anche i risultati della citogenetica). Risulta infatti da alcuni studi che un dosaggio più elevato di Glivec è in grado di controllare meglio le LMC a prognosi meno favorevole.

Cordialmente.

Leucemia mieloide cronica

Gentili Medici, scrivo per conto della mia mamma affetta da Linfoma a grandi cellule (gia trattato con schema Chop in remissione) e da leucemia mieloide Cronica. Avendo terminato i clichi di terapie per il linfoma a inizio dicembre abbiamo iniziato circa 15 gg. fa la terapia per la lmc con Glivec 4 compresse, utroppo abbiamo dovuto interrompere la terapia, perchè tutti i volori del sangue si erano abbassati Glubuli bainch 1800 piastrine 30000 -emoglobina a 10 per dolori ossei diffusi e una forte ritenzione idrica.

Quando i valori del sangue saranno risaliti la mia mamma dovrà iniziare di nuovo la terapia con Glivec, cosa che non intende fare per il malessere avuto nei giorni di terapia con questo farmaco. La mia domanda è la seguente esiste la possibilità di controllare il dolore osseo e questa ritenzione idrica, (in una settimana di terapia era aumentata di 6 kg).

Grazie

Antonella

Risposta
Gentile Signora
gli effetti collaterali della terapia con Glivec lamentati da sua madre sono noti ma si manifestano con una frequenza bassa e, non essendo di tipo allergico, non necessariamente si ripresentano alla ripresa del farmaco.E’ difficile capire perchè si siano manifestati ma nel caso specifico, e almeno per quanto riguarda l’abbassamento dei valori del sangue, potrebbe avere giocato un ruolo la precedente chemioterapia (alcuni dati utili sarebbero quando è stata fatta, se con Mabthera e quanti anni ha la paziente).Penso che si debba comunque riprovare a prendere il Glivec a dose crescente, seguendo la paziente da vicino con adeguata terapia di supporto (analgesici, diuretici) se necessario.Spero che non si ripresentino gli effetti collaterali ma se così fosse consiglierei di sentire il Dott. Rosti dell’Istituto di Ematologia di Bologna che ha grande esperienza in materia.

Con i migliori auguri